Giornalisti, vil razza dannata

Per capire che cosa significa libertà di stampa, che cosa è il e chi è il giornalista o chi dovrebe essere, può essere utile a chi ha un po’ di tempo seguire le tre puntate speciali di Omnibus trasmesse nel settembre 2007, 2008 e 2009, condotte mirabilmente da , direttore della testata giornalistica di e conduttore di Omnibus, dedicate rispettivamente all’omicidio Calabresi, al caso Tortora e all’assassinio di Walter Tobagi.
I tre speciali sono visibili nella versione integrale sul sito dell’emittente La7.
Antonello Piroso illustra i tre casi con informazioni dettagliatissime, nei due episodi più recenti la scenografia è scarna e lo stile è molto simile a quello di Paolini o di Lucarelli con meno teatralità c’è molto più stile giornalistico.
Perché sono interessanti? Innanzitutto perché Piroso parla fuori dai denti, fa nomi e cognomi di personaggi politici, dello spettacolo e colleghi giornalisti ancora sulla cresta dell’onda.
L’emozione lascia il passo allo sdegno e alla rabbia.
La , o come lui precisa più volte “una parte della ” e la casta dei giornalisti ne escono distrutti, con possibilità di replica sui fatti quasi nulle.
Si parla di stampa e magistratura politicizzata che vanno a braccetto e il conduttore non cade mai nei pareri soggettivi ma porta sempre dei dati che paiono inoppugnabili.
Dall’ultimo speciale, quello trasmesso il mese scorso su c’è anche una impressionante divagazione dedicata alla strage di Beslan, il cui anniversario che ricorreva il 3 settembre è stato completamente dimenticato dalla stampa nostrana a favore di notizie più succulente a livello di morbosità.
Ma è solo una delle pungenti sortite di Piroso che, seppur spesso vittima del suo egocentrismo e di un pizzico di narcisismo, mette alla berlina colleghi illustri che, in realtà, si sono messi da soli in posizione ridicola con la loro spregiudicata faziosità.
Alla fine dei tre speciali che, se ci si lascia prendere, filano uno dietro l’altro in modo coinvolgente, si sente l’amaro in bocca e una frizzante voglia di ribellione nei confronti di un’informazione che ci vorrebbero vendere come condizionata da una sola parte politica e che in realtà vive in un rapporto di totale connivenza con tutta e con i poteri forti, con un interscambio di ruoli dove spesso e volentieri ci si tuffano anche frange della magistratura.
Quando moriva Tobagi per mandato delle e con l’avvallo dell’intellighenzia sindacale, Tortora veniva incarcerato e sfiancato nel fisico e nel morale a causa di magistrati incompetenti e giornalisti che si cimentavano nelle più turpi calunnie nei suoi confronti e veniva condannato da Lotta Continua non c’erano ancora, tranne rare eccezioni, i protagonisti della politica di oggi a riprova del fatto che la mala giustizia e gli abusi forcaioli della stampa nascono in periodi remoti, quando il famigerato non era nemmeno in embrione.

symbel (redattore)

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3 Risposte

  1. Damiano scrive:

    Sarà anche un bravo giornalista ma “no du pozzu biri”.
    Mi ricorda Marino Bartoletti: quello sguardo languido e il sorrisino che sembra dirti “adesso ascoltami, io ne so troppo e tu sei un ignorante” :-)

  2. symbel scrive:

    Anche a me Piroso non piace e non siamo i soli visto che gli hanno dedicato persino un blog contro.
    Però questi tre speciali mi sono stati consigliati in modo molto entusiastico e devo dire che sono abbastanza coinvolgenti.

  3. Martin Sileno scrive:

    ho appena visto lo speciale curato da Piroso sulla vicenda Tortora, e sebbene la conoscessi già per avere letto qualcosa a riguardo e per qualche ricordo di infanzia mi ha veramente turbato. Piroso non ha risparmiato veramente nessuno
    penso proprio che il libro “applausi e sputi” su tortora, assieme al libro del figlio di Calabresi, saranno le mie prossime letture

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