Togliatti, lo statista che non poteva esserlo

Togliatti, lo statista che non poteva esserlo

Palmiro

Cari signori, se un giorno qualcuno verrà a dirvi che è stato uno statista, siete autorizzati a ridergli in faccia. I non possono essere degli statisti. Non v’e traccia della parola Stato tra gli habituè del saluto a pugno chiuso.
Sia ben chiaro, non parlo dei comunisti attuali, i quali sono gli outsider nelle politiche occidentali.
Mi riferisco a quello delle origini, e a quello (almeno in Russia) che si puntò una pistola alla tempia dato il suo fallimento catastrofico, di quello che non finì a causa d’una forza esterna come il nazismo e il fascismo, ma di quello costretto al suicidio. Possiamo aggiungere predestinato, dato che per forza di cose è costretta al fallimento un’ideologia basata su un regime esercito-partito, basato soltanto sulla conservazione d’una economia medievale e allo sfornamento continuo di armi per impedire che i capitalisti danneggino questa loro arcaica visione di vita.
In questi giorni, ricorre per l’appunto il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, il quale segna la fine del , il colpo di pistola gli ha spento la mente nel momento in cui il primo colpo di piccone solcò il muro.
Detto questo, noi vedremo che molti comunisti italiani commemoreranno come in un demoniaco Sabba il loro padre spirituale. Palmiro Togliatti. Nato a Genova nel 1863, fondatore nel 1921 del Partito Comunista Italiano del quale nel 1927 ne divenne segretario per poi lasciare il posto nel 1964 a Luigi Longo, causa l’emorragia cerebrale che spense il genovese. Togliatti era stato il fiduciario di Stalin, alto dirigente del Comintern, capo della “sezione latina”, un’uomo dalle parche regole di vita, segretezza, freddezza, isolamento, un gelo umano e politico di cui amava circondarsi e che gli aveva consentito di sopravvivere alle purghe staliniane.
Eppure nonostante questo curriculum, Togliatti era un uomo di Destra, momento: questa mia considerazione sta nel fatto che la Destra come la Sinistra, non è una ideologia precisa, istituzionalizzata, generale. Essere di Destra significa perseguire una regola morale di comportamento. Si può essere di Sinistra anche a Destra e viceversa. So che questo può essere difficile da concepire, ma pensiamo a Mussolini, un uomo politicamente dichiaratosi essere di Destra ma che aveva dei comportamenti da uomo di Sinistra.
Per Togliatti stesso peso e stessa misura. Era un uomo di Sinistra ma che si comportava come un uomo di Destra. Ecco perché lui è uno dei pochi comunisti della storia che possono essere definiti statisti. Difatti, nello circondarsi dei propri collaboratori si diceva che li scegliesse nel , e questo, a sua risposta, era giustificato dal fatto che Togliatti avesse una grande ammirazione per il , il quale “ha allevato degli uomini di stato”.
Scelta azzeccata.
Basta citare , l’uomo a cui tutti i comunisti (ma anche gli altri italiani) devono essere grati. Togliatti prima di morire, volle dare ai dirigenti del PCUS e al segretario in particolare, un documento in cui si fissavano nero su bianco le sue idee. E come ultimo tradimento all’ideologia comunista basata sul regime esercito-partito, nero su bianco i grandi capi sovietici potevano leggere che “non è giusto parlare dei paesi socialisti e dell’Unione Sovietica come se in essi tutte le cose andassero sempre bene, la cosa più grave è una certa dose di scetticismo con cui noi osserviamo e accogliamo i successi economici degli altri paesi occidentali”. Non potè mai darle personalmente a , il 13 agosto mentre con la moglie Nilde Jotti si dirigeva a piedi verso un campo di pionieri al quale era stato invitato, s’accasciò a terra privo di sensi.
Il 20 agosto fu tentato in extremis un intervento chirurgico che si rivelò inutile. Alle 13:30 del 21 Togliatti spirò. Come forse spirò con lui e in lui quella fede comunista che aveva ostentato nella sua travagliata vita.

Stefano Poma (collaboratore)

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