Morti di fame

Morti di fameIn questi giorni si sta svolgendo a Roma il vertice internazionale per la sicurezza alimentare della .
Ci si chiede ancora a cosa serva un organismo internazionale che non è in grado di sensibilizzare i grandi della Terra tutti assenti. Delle grandi forze occidentali era presente solo il primo ministro italiano e ci mancherebbe, visto che l’Italia è la nazione ospitante.
E così capita che a catalizzare l’attenzione non siano tanto le possibili iniziative da intraprendere in favore di quei paesi nei quali muore di fame un bambino ogni 5 secondi ma le 200 ragazze volute dal leader libico per le sue feste di propaganda islamica.
, quello che per capirci la stampa di un certo tipo continua a chiamare ad arte il “ teologo”, parla di pagnotta e pronuncia un discorso di alti contenuti e non le manda a dire, dopo aver sottolineato l’assenza dei rappresentanti dei paesi ricchi dice: “Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori! E’ necessario maturare una coscienza solidale, che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni. Riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella conversione del cuore che può sorreggere l’impegno per sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme”.
La verità purtroppo(?) è che ormai nessuno crede più agli organismi internazionali come la FAO e anche l’ che sembrano più riunioni organizzate per produrre documenti in risme che hanno il valore della carta straccia.
Si parla, si fanno buoni propositi, ma nemmeno l’ombra di una cifra, di un programma da rispettare, di una road map sulla quale vigilare, nessun senso alle cifre sparate più per far vedere che si sta pensando al problema che per fare qualcosa.
E’ facile in questi casi essere retorici ed è molto più comodo nascondersi dietro un velo di cinismo e pragmatismo, più difficile è farlo scorrendo alcune immagini che vengono passate in sottofondo dai TG.
Il bambino rachitico, pelle e ossa e con le mosche negli occhi è un’immagine montata ad arte per far sorgere i sensi di colpa, per far calare la lacrimuccia e magari mandare un euro con il telefonino. In questi casi si può pure giustamente cambiare canale e continuare a considerare i discorsi dei potenti per quello che sono ma resta un fatto: quei bambini esistono sul serio, quelle braccia sono veramente così esili e quelle mosche sono mosche vere. Che fare?
In realtà qualcosa si potrebbe anche fare cominciando a giudicare la classe che ci governa anche per quello che fa per il mondo e non solo per il nostro giardinetto casalingo. Quale futuro capo di governo si presenta alle elezioni dichiarando cosa farà in campo umanitario? Nessuno ma non perché è sporco e cattivo ma perché sa che non interessa al suo elettorato.
Ci piace tanto definirci cittadini del mondo salvo poi fregarcene altamente di come sta il nostro vicino, ci accapigliamo per la ma per comunicare con chi? Non certo con l’Africa dove il più diffuso mezzo di comunicazione di massa è la radio, non certo con le zone depresse dell’Asia dove se gli fai vedere un computer lo addentano, non certo con le periferie delle metropoli del sud america dove pare che il modem sia incompatibile con le pareti di cartone delle baracche.
Ma questo è solo un esempio che non vuole che il mondo si pianga addosso, non vuole che i potenti piangano anche loro per dire quanto dispiace che i piccoli negretti muoiano di inedia, non vuole nemmeno che la fame nel mondo venga strumentalizzata a comando per dire quanto siamo bravi noi e quanto siete cattivi voi, vuole semplicemente dire che se proprio proprio della fame nel mondo non ve ne frega nulla non fate finta voi potenti di interessarvene e voi cittadini di scandalizzarvi perché loro non se ne interessano, quando non frega nulla nemmeno a voi.

symbel (redattore)

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