Sciolgo le trecce ai cavalli

Sciolgo le treccie ai cavalli “Le prove dei rapporti Stato-? Eh, purtroppo !”.
Così, fa dire a un B. sorridente la vignetta di Natangelo apparsa su “Il Fatto quotidiano” del 20 novembre.
La cosa curiosa è che invece non mancano affatto le prove, anzi, siamo oberati fino alla testa di testimonianze, indagini, sentenze, che ci dimostrano come B. abbia passeggiato in riva al mare mano nella mano con i “picciotti”.
Pensate un po’, il suo primo rapporto con i canali dell’onorata società l’ha avuto nel 1963, quando aveva ventisette anni, e quando non aveva ancora del domopak al posto dei capelli.
Fondò in quel di Milano la Edilnord Sas, prendendo i soldi da una banca, la banca Rasini, che in seguito sarà ritenuta come il cavò del denaro della mafia, dove gli aspiranti padrini depositavano il denaro sporco.
Possiamo trovare tra i vari correntisti Totò Riina, Pippo Calò e Bernardo Provenzano. E sapete chi era il direttore generale della Banca Rasini? Il padre di B., Luigi . Una curiosa coincidenza. In seguito B. fonda la “Immobiliare San Martino”, amministrata da Marcello Dell’Utri, un suo ex collega d’università, palermitano, già promettentissimo boss mafioso.
Nel processo a Dell’Utri, nel quale sarà condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dei giudici militari dell’Armata Rossa, hanno appurato che la società riceveva denaro liquido e assegni “mascherati”, di cui non si è riusciti a scovarne la provenienza.
Dopo che nel ‘73 “acquista” villa San Martino, giustamente ha bisogno di metterci uno e qualcuno che accudisca i cavalli.
Del resto, mica si possono lasciare incustodite quelle mandrie oceaniche in giro per tutta la Brianza. Sarebbe da irresponsabili. Ed ecco la mossa geniale di B., affida a Dell’Utri l’incarico di cercargli qualcuno che si intenda di cavalli. E Dell’Utri chi gli porta in villa? Gli porta Vittorio Mangano, già riconosciuto dalla polizia come elemento pericoloso e già ben addentro ai clan mafiosi. Mangano verrà definito da Tommaso Buscetta come uomo d’onore, nella deposizione che il pentito fece al maxiprocesso instaurato da Falcone e Borsellino, e dove Mangano, verrà condannato per narcotraffico, e, nel 1998 all’ergastolo per mafia e per il duplice omicidio di Pecoraro e Romano, quest’ultimo ammazzato direttamente dallo stalliere di B..
Il primo a fare il nome di Mangano, fu Paolo Borsellino, che pochi giorni dopo saltò in aria con la scorta. Curiosa coincidenza. Il magistrato palermitano aveva appena definito lo stalliere di B. come la testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Quindi il compito di Mangano nella villa di B. non era quello di pettinare i cavalli, ma era quello di gestire il traffico di droga da Palermo a Milano. Ma noi sappiamo che B. ha avuto anche rapporti diretti con i picciotti.
Il Gip di Firenze Soresina, appurò come “Berlusconi e Dell’Utri abbiano intrattenuto rapporti non meramente episodici con il clan dei corleonesi”. E sapete su cosa stava indagando il Gip? Sui mandanti delle stragi mafiose in cui persero la vita Falcone e Boresllino.
Ma anche un’altra togha rossa si è permessa di sentenziare nel 2001 alla Corte d’Assise di Caltanissetta che “i contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi, che sono provati, erano di un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico”.
Proprio Riina, qualche mese fa ha detto riferendosi alle stragi “non guardate sempre e solo a me, guardatevi dentro anche a voi”.
A chi si riferiva? Forse a chi ha ricevuto il papello e a ‘mo di Babbo Natale ha espresso tutti i desideri che i mafiosi chiedevano?.
Sarà per questo che da quando B. è diventato Presidente del Consiglio le bombe hanno smesso di esplodere?
Lo scopriremo quando B. uscirà dalla politica, poiché come abbiamo visto, le prove non mangano.

Stefano Poma (collaboratore)

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