Barcellona campione del mondo

1228978643NO4xM7Il è . Non senza fatica i catalani sono riusciti a vincere il torneo svoltosi negli Emirati Arabi e concludere un filotto che resterà a lungo ineguagliato cominciato con la Liga, proseguito con la Coppa del Re e la Champions League nella passata stagione e con la Supercoppa Spagnola, quella Europea ed ora il . Guardiola ha vinto tutto quello che si può vincere a cavallo tra due stagioni. Fantastico. Ma veniamo a questa FIFA World Cup e ripercorriamone brevemente la storia. In principio ci fu la Coppa Euro-Sudamericana, da noi conosciuta come , organizzata dalla CONMEBOL (la Federazione del Sud America) per metter di fronte le due scuole calcistiche più evolute. Nonostante il torneo non rappresentasse un vero mondiale, per anni è stata consuetudine considerare il vincitore come Campione del Mondo. Per accedervi si doveva vincere il massimo trofeo continentale, ovvero la Coppa dei Campioni/Champions League e la Coppa Libertadores. Negli anni 60 e 70 il format era quello della doppia sfida andata e ritorno, ma il clima troppo acceso nelle trasferte in Sud America ha consigliato molte squadre europee sul finire degli anni 70 a non parteciparvi. Così più d’una volta hanno partecipato squadre vicecampioni (clamoroso il caso dell’Atletico Madrid, campione del mondo senza esser mai stato campione d’Europa nella sua storia), oppure la sfida è proprio saltata. A salvare la fu la Toyota, che rilevò l’organizzazione e la trasferì in Giappone con una sfida unica da svolgersi in dicembre in quel di Tokyo. Verso il 2000 la FIFA si interessò ad organizzare un torneo davvero mondiale. La prima edizione, sfortunata e da molti considerata apocrifa, si svolse in Brasile e si contrappose alla cara . Il resto è storia recente, con la vecchia Coppa in soffitta e l’istituzione di questa FIFA World Cup per club. Ma ancora qualcosa sembra non funzionare e più d’uno considera il trofeo un semplice orpello di fine anno. Perché questo Mondiale per Club sembra godere di meno considerazione del vecchio trofeo? Eppure la finale è sempre stata giocata come pronostico tra i campioni europei ed i rivali sudamericani. Probabilmente l’Intercontinentale, nella sua semplicità, manteneva quel suo tradizionale fascino dovuto alla piena legittimazione dei partecipanti. Invece il format odierno è un aborto, un compromesso tra esigenze pubblicitarie, di botteghino, e la voglia dei club rinomati di fregiarsi del titolo senza eccessivo dispendio di energie e perdite di tempo. Val la pena ricordare che in Europa il mondiale si gioca nel pieno della stagione, e le squadre sono costrette a saltare vari turni di campionato per recarsi nei paesi esotici teatro del torneo, per poi esser costrette a dei tour de force in un calendario già congestionato di suo. Così le due big entrano in gioco solo in semifinale, vista come una scocciatura in vista della vera sfida finale. Il resto sono dei turni preliminari a cui partecipano i campioni asiatici, africani, nordamericani e dell’oceania, a cui si aggiunge (scandalo!) la squadra campione nazionale della nazione ospitante. Il far cadere il rigido criterio meritocratico che dovrebbe essere il capisaldo di qualsiasi manifestazione sportiva rappresenta un grave errore, che seppur poco significativo è emblema dell’occhio di riguardo verso l’aspetto pubblicitario degli organizzatori. Si spera che un giorno la FIFA vorrà affermare l’importanza del Mondiale per Club, e creare un format più serio a costo di scontentare i blasonati squadroni europei. A titolo esemplicativo si potrebbero mantenere i sei campioni continentali (europa, asia, africa, nord e sud america, oceania), dividerli in due gironi da tre e qualificare i vincitori dei gironi per la finalissima. Questo allungherebbe il torneo di una sola partita a testa, e permetterebbe una selezione meno contorta. Non sembra difficile.

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Rudy Basilico Turturro (redattore)

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2 Risposte

  1. MisterSil scrive:

    La vecchia Intercontinentale con la sfia andata e ritorno tra le europee e le sudamericane aveva un fascino incredibile. Dovuto anche al fatto che in realtà non si vedeva quasi niente. Per ragioni di tifo per me resta leggendaria l’edizione del 1969 con la sfida Milan- Estudiantes. Grande Milan a San Siro con un 3 a 0 da favola e una vera e propria battaglia a Buenos Aires con botte e arresti. Partita non trasmessa in Tv e di cui si vide solo una sintesi di 30 minuti uno o due giorni dopo con immagini sfocate che sembravano arrivare da un altro pianeta.

  2. Damiano scrive:

    Il fascino di alzarsi alle 4 del mattino perchè si giocava in Giappone era insuperabile

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