A volte ritornano

Se il vero petardo del invernale è lo sbarco del mobbizzato Pandev alla corte di Mourinho, ci sono due cavalli di ritorno per la di cui l’utilità già si discute: mi riferisco all’ex Golden Boy in fuga da Hollywood (David ) e al panzer in fuga da Van Gaal (Luca ).

Ricordo lo sbarco di Beckham a Milano l’anno passato, sempre con la stessa stravagante formula del prestito ad orologeria (tre mesi, diventati sei). Era il di Ancelotti e Kakà, sembra passato un secolo. David arrivò accompagnato dalla moglie, dal codazzo di gossip e star system che si addice più all’ambiente dei Los Angeles Galaxy che alla nostra seriosissima serie A. L’operazione dal punto di vista strettamente tecnico sembrava ininfluente, bislacca e probabilmente nociva. Ma come garantisce Fabio Capello, il ragazzo ha una professionalità ineccepibile nonostante viva costantemente in un liquido amniotico che col pallone ha poco a che fare. Beckham si mette a disposizione del mister e con serietà riesce a guadagnarsi un posticino in squadra. Non è più il furetto della fascia che infiammava l’Old Trafford, ma i piedi buoni ci sono e le sciabolate pure; così in rossonero porta geometria a centrocampo e qualche gol. Niente che giustifichi i gridolini di Fabio Caressa ogni volta che lo Spice Boy tocca il pallone, ma sì sa ormai il telecronista SKY si crede anchorman ed è schiavo del proprio personaggio e dei propri tormentoni consacrati in quel di Berlino. Questo ritorno sembra meno atteso e gossipparo (le novità non più tali vengono a noia), con un anno in più nel groppone ma la motivazione di voler giocare in Sudafrica con la maglia dei tre leoni. Il è cambiato, ed a centrocampo c’è già un Gattuso che scalpita e mugugna. Che impatto avrà questa ennesima minestra riscaldata?

Sempre in fatto di brodini, ecco che arriva dalla Germania un pacco celere: Luca Toni. Scaricato dal Bayern a costo zero, ci si fionda l’unica società che per necessità non può sborsare un soldo: la della Rosella Sensi. Anche lui come Beckham spera di ritrovare un posto nel gruppo mondiale, ma per l’italiano sembra oggettivamente molto più difficile. Toni è il classico panzer, con piedi a malapena discreti ed il punto di forza nella fisicità. Questo tipo di giocatori appena perdono potenza e freschezza causa infortuni o età che avanza, diventano dei paracarri piantati all’altezza del dischetto del rigore. Non più capaci dello scatto dei tempi migliori e della forza per rientrare ed aiutare la squadra, diventano spesso una croce da sopportare. Anche la misura viene smarrita, e spesso li vediamo ciabattare palloni che ai bei tempi finivano sotto l’incrocio dei pali. Esempi ne abbiamo avuti tanti, tra cui il Christian Vieri milanista o il Batistuta interista: imbarazzanti. Non so se Luca Toni sia arrivato anch’egli alla frutta, o abbia ancora qualcosa da dare. Di sicuro Ranieri apprezzerà il poter variare tattica rispetto alla leggerina di Totti, Vucinic e Menez.

Rudy Basilico Turturro (redattore)

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1 Risposta

  1. Lapo Pelosini scrive:

    Toni ormai è buono come ingrediente per la bagnacauda.
    Beckham invece credo proprio che farà un discreto scorcio di stagione in vista del Mondiale sudafticano.

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