Chiudiamo Termini Imerese

Chiudiamo Termini ImereseSulla chiusura dello stabilimento di , se ne sono state dette tante, visti anche gli “spontanei” di questi giorni, e lo sciopero nazionale minacciato dalla .

Quello che non si è detto, ed è il dato più preoccupante, è il perchè Fiat vuole chiudere Termini Imerese (e non solo): in Italia si produce con qualità peggiore, a maggiori costi e con una produttività, pari a una frazione di quella riscontarata negli esteri (Polonia, Brasile, Turchia).

Dal piano industriale di Fiat si evince infatti che in Italia , con cinque fabbriche e 22.000 dipendenti si producono solo 650.000 auto l’anno, mentre in  Polonia con un solo stabilimento (il leader della qualità del gruppo, , dove vengono assemblate le Panda e le 5oo) e  6100 dipendenti escono in un anno ben 600.000 unità, o in  Brasile dove sempre con un solo impianto e  9400 dipendenti, escono 730.000 automobili l’anno:  in pratica con un terzo dei dipendenti e un solo stabilimento per nazione, si producono piu auto che in tutti e cinque gli stabilimenti italiani messi insieme!

E desta pure preoccupazione l’idea di spostare da Ticky in Polonia, a d’Arco (NA), la produzione della finora ottimamente assemblata Panda: di rischia un decadimento della qualità che puo causare problemi al marchio, come avvenuto per le Alfa assemblate a , note per la scarsa qualità degli assemblaggi.

 Tornando a Termini Imerese, ai problemi di produttività e qualità, si aggiungono i problemi logistici di una fabbrica nata , ai tempi, in mezzo al nulla, per fare regali al politico di turno, in cambio di succosi contribuiti alla Fiat stessa, oltre all’assenteismo, che tocca punte del 30%, è presto detto perchè Fiat voglia, a ragione, chiudere Termini Imerese.  E attenzione, non vuole mandare a casa i dipendenti, ma convertire la fabbrica nella produzione di qualcos’altro.

Daltronde a conti fatti, produrre un auto a Termini, costa 1.000 euro in piu che in qualsiasi altro stabilimento italiano, e il gap è ancora piu alto con le piu efficenti fabbriche al di fuori dei nostri confini nazionali, visto che la Fiat è una società privata e non un ente di beneficenza, perchè continuare a perder soldi, specie in un momento dove per via della crisi, non si possono tollerare sprechi?

E anche le voci di acquisto da parte di case automobilistiche orientali, non possono che essere dei bluff: se non riesce la Fiat ad essere competitiva in Sicilia, riusciranno ad esserlo i paladini del basso costo?

E peggio che mai, l’ipotesi di rilevare lo stabilimento per costruire auto elettriche, da parte di imprenditori siciliani, che senza alcun know how, non potranno fare altro che quello che accade in queste situazioni: si rileva lo stabilimento con ingenti contributi di stato e regione, che finiranno in maniere piu o meno lecite nelle tasche dell’imprenditore di turno e magari dei politici che glielo hanno permesso, non si produce nulla o quasi e si chiude nel giro di qualche anno, mandando a casa i lavoratori.

E questa sarebbe pure la soluzione preferita dai sindacati (mi chiedo perchè, forse perche hanno da guadagnaci  loro dalle agitazioni dei lavoratori?), che osteggiano la riconversione proposta da Fiat…

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Brian Boitano (redattore)

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