Può il bamboccione essere la leva dell’economia nostrana?

Può il bamboccione essere la leva dell\'economia nostrana?Dalle interviste di emerge che esiste un problema , ma non ci sono stati il tempo, e i soldi per affrontare  seriamente la cosa.

Ma vogliamo dare al ministro qualche suggerimento a buon mercato, anzi gratis per cercare di risolvere il problema, anzi far diventare il la leva per il rilancio dell’ nostrana.

Utopia? forse no.
Il bamboccione non esce di perchè non ha certezza sul futuro, perche con le sue sole forze non è in grado di prender e metter su famiglia, perche il suo contratto di lavoro non gli permette, vuoi per le cifre in ballo e vuoi per l’atipicità dei contratti che non permettono di prendere , di accendere un , perchè i costi delle case sono insostenibili per i giovani.

Beh, li vogliamo far andare via di casa? Diamogli una casa, o meglio mettiamoli in condizione di averne una propria, stimoliamoli con la leva economica, anche perche una nuova famiglia crea nuovi consumi, e fa girare l’economia, con evidenti vantaggi per tutto il sistema economico.

E come raggiungere il risultato senza troppi sacrifici per le casse dello stato? Beh, guardando al passato un sistema ci sarebbe…

Un pensiero va al , e alla e all’edilizia agevolata, alle case INA-Casa.

Infatti negli anni ’50 per favorire la ricostruzione del paese, rilanciare l’edilizia e tamponare la disoccupazione si erano create delle case economiche per i lavoratori a basso reddito, come  i giovani di adesso appena entrati nel mondo del lavoro.
Se favoriamo la costruzione di alloggi economici, che costino meno per via di una progettazione standardizzata, per l’uso di parti prefabbricate che permettano risparmi economici, e di tempo per la costruzione, se magari lo stato, le regioni, i comuni concedano allo scopo terreni inutilizzati per costruire dei moderni pensati per i giovani (magari efficenti dal punto di vista energetico e dei trasporti, grazie all’uso delle nuove tecnologie) tutto questo puo essere possibile.
Magari facendo delle convenzioni , e con il tramite della politica questo è possibile, con le banche di modo che concedano ai giovani che prendono queste case,  anche viste le cifre in ballo più contenute rispetto a una casa normale, di ottenere un mutuo anche con in mano un contratto atipico, magari concedendo il prolungamento della durata del mutuo, e a quel punto convenzionarsi con i produttori di materiali edili, di arredi, di servizi per offrire a questi giovani neo-proprietari di pagare meno questi beni, indispensabili per le nuove case.

In pratica si ricostruisce l’Italia, si crea lavoro, si creano nuove che nascono da nuove , che creano nuovi consumi per le loro nuove case, rimettendo in moto cosi’ l’economia.

Se negli anni 50 la cosa ha funzionato talmente bene , che è finita per progarsi in varie forme per 40 anni, perche non ritirare fuori questa idea, con le dovute migliorie del caso? Se poi si è ricostruito in velocità e in economia per il dell’Aquila, perche non mettere in campo una task force simile per questa ricostruzione del paese?

E magari nel frattempo che la cosa parte abbuonare qualche tassa (come l’imposta di registro ad esempio per citare una delle più sostanziose nell’acquisto di una casa) ai giovani in questione e/o lavorare con le università per ridurre le tasse per chi non è piu residente nella casa dei genitori. 

Cosa ne pensate? E’ un idea cosi balzana, o forse in qualche modo è realizzabile?

Brian Boitano (redattore)

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