Un anno con Obama

Un anno con ObamaDopo un anno di presidenza è giusto tirare un po’ le somme di 12 mesi di “regno” del primo presidente afroamericano degli USA. E’ giusto anche perché Barack è stato dipinto come un Messia, il paladino del cambiamento, la speranza di un mondo migliore.
Si sa che in area socialdemocratica si ha sempre la tendenza a dare maggior enfasi all’uomo piuttosto che alle sue politiche e a lavorare molto di immaginazione nel segno delle vecchie utopie (vedi flop Zapatero) ma il presidente negro, come direbbe Vittorio Feltri, seppur forte dell’immagine disastrosa del suo predecessore conservatore nell’opinione pubblica, non è che abbia particolarmente brillato in quanto a cambiamento.
La situazione a livello di truppe impegnate nelle zone calde del pianeta è rimasta la stessa se non addirittura aumentata nei numeri, né tantomeno è cambiata la percezione nel mondo arabo nei confronti degli USA visto che , se dovesse essere confermata l’autenticità dell’ultimo filmato trasmesso, non solo ha riconfermato il ruolo di Al Quaeda l’11 settembre 2001 con un certo orgoglio ma ha anche rilanciato rivendicando il tentativo fallito nell’attentato di qualche settimana fa.
Obama ha un aspetto, una voce e dei contenuti decisamente più “intelligenti” di Bush, è un bravissimo oratore ma non sembra che a chi di dovere interessi.
La sconfitta in Massachusset, stato governato da sempre dai democratici e dopo un impegno in prima persona del presidente per il candidato governatore della sua parte politica, suona come una batosta che lascerà i suoi strascichi.
Sarebbe ingiusto non ricordare il tentativo di portare avanti la riforma del sistema sanitario che sarebbe sì un cambiamento di peso nel sistema americano ma che sembra allontanarsi proprio a causa degli ultimi flop elettorali. Nel frattempo è arrivato un premio Nobel per la Pace che nessuno ha capito bene e una mancata candidatura della sua Chicago alle olimpiadi.
Che dire, Obama è salito alla più alta carica degli Stati Uniti alternando il motto “Si può fare” a quello del cambiamento con la parola “change” e in un certo senso ha rispettato le promesse infatti sembrava impossibile far rimpiangere Bush e lui invece pian piano ci sta convincendo che “si può fare” e ha anche operato un grande cambiamento, far vincere i repubblicani anche dove non vincevano da decenni.

symbel (redattore)

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