Dolore, vita, bioetica e certezza del diritto

Dolore, vita, bioetica e certezza del dirittoIl giorno 13 gennaio il , giudice , ha acconsentito ad una coppia non sterile né affetta da di ricorrere alla Pma () ed alla diagnosi con tecniche combinate di e di genetica molecolare.

Il trascorso della coppia è estremamente doloroso. Entrambi portatori sani del gene responsabile dell’ Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1(SMA1), hanno trasmesso la malattia ai figli in quattro casi su cinque gravidanze avute: il risultato è di un bambino sano, tre aborti ed una figlia venuta alla luce ma che non è riuscita a vivere più di 7 mesi.

La coppia si è così rivolta al Tribunale per ottenere il permesso di accedere alla Pma e alle tecniche di diagnosi preimpianto, in seguito al rifiuto subito dal proprio ginecologo, poiché in contrasto con la normativa vigente, ovvero la , che apre questa possibilità solo ed esclusivamente alla coppie sterili o affette da infertilità.

La notizia è l’accoglimento della richiesta da parte del giudice, che di fatto aggirando la limitazione prevista per chi può accedere a dette tecniche, va a costituire un forte precedente e a minare una caratteristica pregnante della legge 40 (notizia che quotidiani e televisioni naturalmente hanno lasciato in secondo piano quando non del tutto ignorata, ci mancherebbe, in fondo stiamo parlando solo di vita, , dolore e certezza del diritto, mica delle fantomatiche escort del presidente, di previsioni meteorologiche o del week end calcistico).

Se trattasi del primo caso di genere sulla limitazione, non di meno non rappresenta la prima eccezione alla Legge 40, spesso in discussione sebbene poco tempo fa uscita fortemente rafforzata dagli esiti di un referendum popolare che ne ha sancito la conferma di fiducia da parte dei cittadini.

In precedenza infatti, la Corte Costituzionale in data 1 aprile 2009 aveva detto “no” al limite dei 3 embrioni previsti. Ed esattamente un anno prima, aprile 2008, il Consiglio Superiore della Sanità aveva riconosciuto in stato di “infertilità di fatto” le coppie sieropositive ai virus Hiv e Hcv trasmissibili dalla madre al feto, aprendo di fatto l’applicabilità delle tecniche anche ad una eccezione di caso di coppia non rientrante nella fattispecie affetta da sterilità.

Le motivazioni della sentenza non sono ancora state pubblicate, ma le parole rilasciate dal giudice sono chiare: siamo di fronte all’ennesimo caso in cui un Tribunale Ordinario con una lettura costituzionalmente orientata si sostituisce di fatto al Legislatore. – Il tribunale di Salerno ha operato per la salvaguardia della supremazia del diritto e delle connesse libertà della coppia tutelate dalla Carta Costituzionale, ha operato una interpretazione della legge sulla fecondazione assistita costituzionalmente orientata, nel rispetto del diritto alla salute ma in questo caso anche alla vita di un figlio che diversamente sarebbe morto – le parole dell’avvocato della coppia, Filomena Gallo.

In verità il caso si inserisce in un monstrum normativo il cui orientamento è lontanissimo dall’essere chiaro e univoco, e nel quale la sull’ e la Legge 40 enunciano concetti interpretabili in forte contraddizione. La prima infatti mette in primo piano il diritto della donna, la seconda antepone quelli dell’embrione a qualsiasi altra considerazione di ordine scientifico o etico.

La situazione paradossale che si viene a creare è così da una parte la non selezionabilità degli embrioni da parte della coppia, ma in seno al diritto di aborto che la madre può esercitare unilateralmente qualora il feto sia malato e il medico riconosca un pericolo fisico o psichico per la stessa, la possibilità di ricorrere poi alla rimozione dello stesso.

In parole povere è possibile ricorrere alla Pma e successivamente praticare l’aborto e ripetere e ripetere l’operazione all’infinito fino ad ottenimento del feto sano desiderato.

Alcuni comitati scientifici non hanno esitato nell’encomiare l’esito della sentenza di Salerno (in verità non competente ad un Tribunale Ordinario), mentre le correnti di bioetica ed il mondo cattolico (ma non solo) pongono l’accento sul rischio che essa possa costituire un precedente giudiziario capace di aprire le porte all’eugenetica ovvero ad una vera e propria selezione degli embrioni.

Resta il dolore della coppia alla quale non deve mancare un supporto psicologico e un sentimento di umana pietas credo universalmente corrisposto.

Resta la consapevolezza di un quadro normativo contraddittorio.

Ed al di là della legittimità o meno della scelta del giudice di Salerno, e della bontà o meno della sua applicabilità nella fattispecie presa in esame, almeno due ulteriori domande attendono risposte.

  1. Posto che venga contemplato dal legislatore un “diritto a procreare”, come andrà gerarchicamente inserito rispetto al diritto alla salute, al diritto alla vita, ai diritti della donna ed a quelli del nascituro?
  2. Come sottolinea il prof. del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, non è che “questa sentenza è in netto contrasto con lo spirito e la lettera della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità”?
Masonmerton (collaboratore)

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2 Risposte

  1. symbel scrive:

    Complimenti per l’articolo molto ben documentato. Credo che le due domande poste alla fine riassumano la vera questione alla base della quale si fonda tutto il discorso sulla procreazione assistita.
    Il punto è sempre lo stesso: esiste il diritto ad avere (per forza) un figlio?
    Questo diritto qualora fosse riconosciuto deve contemplare il sacrificio di embrioni?
    Ma soprattutto: a che cacchio servono i referendum se poi i tribunali fanno quello che vogliono?

  2. Zio Tex scrive:

    BellodeZzzio uomo ovunque e non certo qualunque, dalle molteplici attività e capacità poliedriche che se fossi una figura geometrica saresti, a mio modo di vedere, un dodecaedro; un lato per ogni mese dell’anno.
    L’articolo è molto bello, come del resto tutti i tuoi, non entro invece nel merito della questione alla quale va solo la mia “humana pietas” e concordo sull’intervento precedente circa l’opportunità di avere a tutti i costi un figlio che alla fin fine è solo un fatto egoistico …
    Glisso sulla giustizia incomprensibile nostrana … e mi complimento con gli autori di questo bel sito …
    augh!!!

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