La terza via, un nuovo verismo

La terza via, un nuovo verismoNon è stato il proiettile sparato da Lee Oswald ad uccidere JFK. Luigi Tenco non si è tolto la vita, ma è stato suicidato perché era venuto a conoscenza di cose che non avrebbe dovuto sapere. L’11 settembre è una simulazione per unire il popolo americano in un’unica grande ideologia comune, il timore del terrorismo. Quello di Edoardo Agnelli non è stato un gesto volontario per togliersi la vita, il figlio dell’avvocato è stato anch’egli suicidato. L’uomo non ha mai messo piede sulla Luna. L’economia e la politica mondiale sono in realtà guidate dal gruppo Bilderberg.

La teoria del complotto ha sempre affascinato l’uomo, o meglio alcuni di essi. Dove è possibile realmente identificare la sua genesi?

Una spiegazione basata sulla pura logica è quella che ogni volta che le vicende storiche si fanno particolarmente complesse e drammatiche, ecco che cresce la popolarità di teorie del complotto che ne riducono la complessità a pochi elementi nascosti e fondamentalmente semplici. Dunque una esigenza dell’uomo, il quale fisiologicamente necessita sempre una spiegazione. E che sia comprensibile.

Bisogna dedurne che è quindi sempre la complessità della spiegazione a mettere in difficoltà l’individuo, che così ne crea una più semplice per soddisfare il proprio bisogno di certezza? Sarebbe illogico. Se una motivazione non viene accettata può essere sì a causa della sua laboriosità, ma non di meno la ragione alla base dell’incomprensione potrebbe invece essere la sua incoerenza.

Se però la complessità mette in crisi l’individuo, l’incoerenza mette invece in crisi la spiegazione ufficiale. L’implicazione è forte: nel primo caso il complottismo nasce per colmare un’insoddisfazione individuale, nel secondo caso esso nasce invece dal bisogno di ricercare la verità.

Il problema è che la nuova verità diventa il frutto di una serie di congetture che non è possibile accertare né smentire interamente. Siamo pertanto di fronte all’assenza della possibilità di poter applicare il metodo scientifico alla sua validazione.

Karl Popper ha sostenuto che a distinguere la scienza dalla “non scienza” sia la proprietà delle teorie scientifiche di essere falsificabili di principio, cioè di poter essere smentite in qualsiasi momento da fatti o da altre teorie non ancora smentite da fatti. Le teorie ed asserzioni che non sono falsificabili di principio non sono scientifiche. Tuttavia Popper non afferma che una teoria non scientifica sia necessariamente falsa: più correttamente la scienza non è in grado di chiarire se sia verosimile o falsa. Popper afferma inoltre che molte teorie non scientifiche possono essere pre-scientifiche: cioè teorie che in un dato momento della storia non sono falsificabili di principio, ma che successivamente lo diventano, per effetto del progresso della conoscenza e della tecnologia (Teoria_del_complotto).

Lo specchio dell’impotenza scientifica sfortunatamente è l’onnipotenza mediatica, che riduce quasi sempre la comprensione dei casi complessi ad una dicotomia ideologica pro o contro.

L’11 settembre diventa così il simbolo dell’antiamericanismo per chi sostiene le ragioni della teoria del complotto, mentre necessariamente diventa un atto di fede contro l’integralismo islamico e un appoggio incondizionato agli Stati Uniti d’America (di cui “God bless America” è un ottimo slogan) per chi non vuole sentire ragioni di smentire gli esiti della Commissione in merito.

L’analisi precisa del fenomeno si svuota così di ogni significato e di ogni attenzione ad appurare così sia “vero” e cosa sia “falso”.

E questo atteggiamento giornalistico ha ormai preso il sopravvento anche nei confronti di ogni singolo e più banale episodio di cronaca quotidiano.

Se si vuole recuperare la dignità di uno spirito critico, disilluso, attento e indagatore senza preconcetti, alla ricerca di una verità che sfugge sempre ma non di meno non ci si deve esimere dal cercare, né si può delegare tout court ai media tradizionali, è necessario fare un passo indietro. Ovvero ritornare a discernere sul singolo punto, su cosa è un “fatto”, cosa una “supposizione” e cos’altro una interpretazione soggettiva.

Senza giudizio, senza commento. Come Emila Zola, come Giovanni Verga: un naturalismo, un verismo della notizia, smembrata in ogni suo piccolo particolare.

Se poi con nota a margine qualcuno vorrà suggerire che mettendo insieme tutti i pezzi si arriva alla soluzione del puzzle (ma a questo punto anche noi saremo nelle condizioni di compiere medesima operazione), non verrà ritenuta offesa.

Purché le due operazioni restino scisse in modo inequivocabile.

Masonmerton (collaboratore)

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5 Risposte

  1. giodex scrive:

    Ottimo articolo, bravo.

    Pero’ sull ’11 Settembre, io penso che in realtà none esista nessuna teoria del complotto, ma bensì una serie di fatti, e non di congetture, che dimostrano ampiamente che cio’ che è apparso agli occhi di tutti, è ben diverso da quello che è realmente accaduto. In questo caso , come in molti altri non c’è pero’ nessuna possibilità che un ipotetica teoria del complotto si riveli finalmente un apertura verso la verità. Purtroppo i poteri sono in mano a pochi.

  2. Mason scrive:

    Qualcuno sostiene che verità e potere non coincidano mai. E mentirei se smentissi di provare una certa affinità con questa asserzione.
    Di questo articolo mi piacerebbe che gli esempi rimanessero mera citazione per facilitare la lettura, e che fosse invece il metodo in cui credo il fulcro del ragionamento.
    Cedo però alla tua imbeccata, Giodex, ed in questo senso applico il metodo all’esempio certo più popolare e che tu richiami.
    Ho alcuni amici ingegneri dei quali ho grandissima stima e che sono essi stessi stimati professionisti, e unanimente essi a mie ripetute domande sulle torre gemelle sostengono di non poter negare apriori nè la tesi ufficiale, nè la tesi della demolizione controllata. Mi pare invece alquanto ovvio che al Pentagono i danni di un aereo senza ali lasciano poche possibilità di credere all’ennesimo aereo. Quanto poi all’ultimo aereo in cui l’incendio che si sarebbe sviluppato avrebbe cancellato ogni traccia salvo le carte di identità degli integralisti attentatori…
    Bando alle congetture, i fatti sono questi. E lasciano libertà interpretative sulle torre gemelli, mentre con una approsimazione di quasi certezza negano quanto dichiarato per Pentagono e Pennsylvenia.
    Ognuno tragga le sue conclusioni.
    Io per coerenza con il metodo non ho dubbi che tutto ciò non mi basta per certificare la teoria del complotto. Mentre basta e avanza per smentire la versione ufficiale.
    La conclusione non è la stessa, vero?

  3. Zio Tex scrive:

    “Lo specchio dell’impotenza scientifica sfortunatamente è l’onnipotenza mediatica, che riduce quasi sempre la comprensione dei casi complessi ad una dicotomia ideologica pro o contro.”
    questo è il senso del discorso purtroppo per noi che spesso non siamo in grado di confutare quanto viene
    proposto e anzi ” l’ ho letto sul giornale ” o ” l’ ho visto in TV ” valgono per mettere la parola fine e l’imprimatur
    all’ argomento. Come fare per venirne fuori?? innanzitutto un pizzico, anzi una bella manciata di cultura in più
    in ogni testa e in ogni casa e tanto, tanto buon senso che … aiuta sempre ;-))

  4. Martin Sileno scrive:

    concordo con il sempre lucido Tex. Su Mason che dire? l’ho corteggiato tanto per avere qualche suo pezzo e devo dire che ne valeva la pena.
    Martin “Lapo” Sileno

  5. giodex scrive:

    … io per la verità fino ad oggi usavo dire: “L’ho letto su Moschebianche” … ma certo se mi dici cosi d’ora in poi … :-)

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