Emergency e i talebani

Emergency e i talebani Sin dall’inizio del conflitto armato in e Iraq si è creata nell’opinione pubblica una spaccatura tra gli interventisti e coloro che criticavano la condotta, soprattutto americana e in seguito anche dei suoi alleati, nel gestire le due grandi guerre degli ultimi anni.
Mesi e mesi di disquisizione circa il concetto di PeaceKeeping, missioni di pace o di guerra? Terroristi o truppe della resistenza?
Quelle che potevano sembrare sfumature verbali in realtà nascondevano il più delle volte delle posizioni ideologiche. E quindi i nostri militari in missione sono passati da essere definiti “mercenari” invocandone scelleratamente anche la morte come a Nassyria o “i nostri ragazzi” con una prosopopea patriottica che lascia il tempo che trova.
Quando i turisti poco rispettosi delle avvertenze della sui luoghi pericolosi sono stati rapiti e liberati a spese dello Stato Italiano e quindi anche di noi contribuenti o giornalisti a caccia di scoop hanno messo in posizione di ricatto una nazione per la loro voglia di protagonismo e magari poi per scrivere un tomo da vendere in tutte le librerie Feltrinelli veniva la tentazione di lasciarlì lì, nelle mani dei terroristi, in balìa della propria incoscienza e dabbenaggine.
Diverso il caso dei volontari di arrestati in questi giorni in Afghanistan. Diverso perché sono stati accusati di aver nascosto delle armi in ospedale a favore dei talebani e addirittura di avere partecipato ad un per un attentato e un di persona. Diverso perché non sono in mano a terroristi ma alla e accusati di tramare contro il governo a favore dei talebani.
Una bufala, a quanto pare, anche perché ci sono prove inconfutabili che almeno due dei tre non erano in Afghanistan nel periodo in cui si sono verificati i fatti per cui vengono accusati. I tre cooperanti sono Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani.
Questi appena citati sono i fatti, ma intorno ai fatti, come al solito, ci sono le polemiche. La prima polemica è quella tra e il ministro degli esteri titolare della Farnesina. Il medico fondatore di Emergency sempre in prima linea per curare i feriti in tempo di guerra, siano essi considerati “i buoni” o i “cattivi” accusa il governo italiano di non fare abbastanza per tutelare i tre medici presso il governo afghano, il secondo, ministro di un governo con idee non certo affini a quelle di Strada si è lasciato scappare qualche frase possibilista sul reale coinvolgimento dei tre medici nelle accuse che sono state mosse e ha stigmatizzato anche in queste ore le frasi di un impaziente Strada bollandole come “non utili alla risoluzione della vicenda”.
Chi conosce Gino Strada, l’ha seguito nelle sue ospitate televisive, sa quello che pensa e dice da anni, si è fatto anche una certa idea di come si ponga nei confronti del conflitto e come solidarizzi con coloro che ci rimettono di più ovvero i feriti, anche e soprattutto talebani, che affollano i suoi ospedali.
Quando è venuta fuori la notizia quindi non veniva spontaneo escludere del tutto che i medici di tale organizzazione potessero in qualche modo essere coinvolti se non come esecutori almeno come “sostenitori” dei reati citati. Una sensazione che ci si può permettere davanti allo schermo della tv o del pc ma non da ministro, e questo deve essere chiaro, e tantomeno da esperto dei conflitti in quelle terre.
Tutti i giornalisti inviati in quelle zone ora o che lo sono stati in passato, di qualsivoglia testata, hanno giudicato impossibile un reale coinvolgimento dei tre medici ed etichettato come farsa o meglio bufala tutta la vicenda.
Si capisce l’impazienza di Strada nel chiedere protezione per i suoi e una risoluzione in tempi brevi, si capisce anche un sospetto, questo sì di complotto, contro chi di fatto cura “il nemico”, si capisce ma non si giustifica. Rientra nella correttezza anche fidarsi della Farnesina ed essere fiduciosi nel fatto che tutto si stia facendo, come in passato, per far tornare i tre a casa sani e salvi.
Sono tanti i particolari a favore dell’innocenza dei tre, molti di più rispetto a quelli che ne indicherebbero la colpevolezza e questo è incoraggiante.
I botta e risposta a mezzo stampa, le manifestazioni di IDV e PD e i distinguo dei colonnelli dei PDL sono solo il solito e ormai rituale teatrino delle dichiarazioni di cui onestamente, in momenti così delicati, si può fare tranquillamente a meno.

symbel (redattore)

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