Draquila, il film che fa tremare Bondi

Draquila, il film che fa tremare Bondi  “ti tocchi?” questa frase veniva detta da una giovani mentre interpretava Moana Pozzi, e che richiamava apertamente l’autoerotismo di fronte ad un sconcertato Pierfrancesco Loche. Erano i tempi di Avanzi, quando rai tre sperimentava sul serio, e quando faceva ridere e non aveva il volto disteso dal lifting come il nostro primo ministro. La voglia dello sberleffo è stato ben presto sostituito dal livore.

L’ultimo docu-film della Guzzanti sta facendo rumore, non tanto per i contenuti ancora sconosciuti ai più,  quanto per le polemiche messe in circolo dal ministro dei beni culturali che ha già fatto sapere che diserterà l’invito per il festival di Cannes, in quanto non intende sostenere – nemmeno indirettamente – una pellicola che danneggia l’immagine dell’Italia. Inutile dire che questa presa di posizione è stata fortemente contestata dal centrosinistra, ribadendo la libertà di espressione e di satira, come se la mancata presenza di Bondi possa mettere un giogo ad una voce dissonante. I finiani sono chiaramente contrari a prescindere, tanto che la Perina sul Secolo d’Italia dapprima scrive in maniera leggermente contraddittoria che il film va sostenuto perché merita, e successivamente facendo notare che la mossa di Bondi rischierebbe di portare ulteriore pubblicità alla Guzzanti. Ma se il film merita ulteriore pubblicità non sarebbe in fondo una cosa gradita? Ma ormai è tanta la voglia dei finiani di fare i bastian contrari e di discostarsi dall’esecutivo che si bada solo alla forma e pochissimo alla sostanza.

Quel che è indubbio che ad un film politico è seguita una risposta politica, tuttavia Bondi sopravvaluta ampiamente le capacità di filmaker della Michael Moore uterina. Se il prodotto, come pensa Bondi, è fatto per cavalcare la propaganda politica del popolo delle carriole, è destinato a cadere nel dimenticatoio come già il modesto “Viva Zapatero”. E se, come dice la Guzzanti, si potevano comprare comodi ed economici container anziché costruire case antisismiche in schiera, il suo film poteva benissimo essere presentato al meno sfarzoso festival di Roccacannuccia anziché tra i lustrini di Cannes.

Loro hanno Michael Moore e noi Sabina Guzzanti, forse è proprio vero che il segreto consiste nell’accontentarsi.

Martin Sileno (redattore)

Martin Sileno

collaudatore di illusioni, menefreghista e blogger

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1 Risposta

  1. MisterSil scrive:

    Come diceva Flaiano: “Non l’ho visto e non mi piace”. Oppure come diceva un altro che non era un fesso: “Much ado for nothing”.

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