Il centrosinistra risorge in Sardegna

Il centrosinistra risorge in Sardegna Un dato che i quotidiani di oggi hanno relegato, forse giustamente visto l’ambito locale, alle pagine interne medita una riflessione più approfondita circa i meccanismi che regolano i successi o le sconfitte degli schieramenti politici a livello locale.
Mi riferisco alle elezioni provinciali e di alcuni comuni i cui spogli relativi ai si sono svolti ieri pomeriggio in Sardegna.
Il risultato delle urne è stato implacabile e ha visto la vittoria di tutti i candidati del impegnati nei ballottaggi.
Prendendo per esempio la situazione della Provincia di Cagliari si possono fare alcune valutazioni che sarebbe bene non sottovalutare anche da parte della direzione nazionale del PDL.
Si partiva dal candidato del centrosinistra, presidente uscente, in una lista dove il aveva deciso di fare a meno dell’apporto dell’IDV che ha presentato un suo candidato e naturalmente dei voti della sinistra radicale. Dall’altra parte il candidato del centrodestra era inserito nella lista del PDL che porta il nome di Berlusconi sul simbolo e faceva a meno di una parte del centro destra che insieme ad alcune formazioni di centro compreso l’UDC candidava comunque un uomo riconducibile all’area di centrodestra.
Al primo turno la distanza tra i due candidati è stata abissale a favore del PDL, Farris candidato del centrodestra, vinceva a mani basse e per 3 punti percentuale quasi quasi non aveva nemmeno bisogno del ballottaggio.
Come è possibile che il verdetto in sede di ballottaggi si sia completamente ribaltato?
Si parla di elezioni provinciali, quindi locali, con una situazione politica che non poteva fare a meno di focalizzarsi sulla forza dei candidati e quello del centrosinistra , si è sempre dato molto da fare, anche nei suoi precedenti incarichi istituzionali, persona di spessore molto amato e odiato, in più pende sulla sua testa la spada di damocle di un’indagine che lo vede protagonista e che, mentre a destra non suscita particolari imbarazzi, è noto che a sinistra costituisce un vulnus morale per le candidature, o così sembra.
La domanda rimane: cosa ha causato il ribaltamento?
Così a spanne, senza pretese scientifiche per dei fenomeni che, in barba ai sondaggisti, difficilmente sono riconducibili a regole matematiche, ha inciso fortemente il meteo favorevole di giugno e di conseguenza l’astenzionismo enorme infatti l’affluenza è stata pari al 30% circa. Altro aspetto è un centrodestra che si presenta diviso e non riesce a riunirsi per i ballottaggi con polemiche interne che la dicono tutta sul periodo difficile non solo del centrodestra sardo.
Il presidente della Regione Cappellacci non si è speso più di tanto a favore del candidato Farris (ma se si fosse spesso sarebbe potuto andare forse anche peggio), a livello nazionale Berlusconi era in tutt’altre faccende affaccendato e diciamolo pure, si è presa sotto gamba una consultazione per la quale il risultato si considerava giù acquisito e positivo.
Infine la scelta degli uomini da contrapporre a Milia, forse sbagliata e comunque non sufficientemente sostenuta.
Che venga riconfermato un presidente della provincia uscente non è una notizia così sconvolgente, il modo con cui è avvenuto però getta più di un ombra sul PDL sardo, anche alla luce degli altri risultati che in questo articolo abbiamo trascurato per focalizzarci sulla provincia di Cagliari che fa più notizia ma che sono chiari: la situazione delle province in Sardegna vede un 6 a 2 da parte del centrosinistra.
Depurate le considerazioni dai dubbi sul sistema dei ballottaggi, strumento sul quale c’è più di una perplessità e sull’ record, non sarà forse il caso a Roma di buttare uno sguardo nelle filiali PDL in terra di Sardegna e cominciare a mettere un po’ d’ordine?

symbel (redattore)

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1 Risposta

  1. Brian Boitano scrive:

    risultato che tralaltro si aggiunge a quello di iglesias dove alla fine l’ha spuntata carta nonostante pareva che fosse in vantaggio fogu, specie in relazione ai risultati della prima tornata.

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