La dignità di Lippi e lo sfogo di Pepe

La dignità di Lippi e lo sfogo di PepeIl viaggio di ritorno che segue le sconfitte è sempre interminabile, come se non finisse mai. Ne sanno qualcosa gli azzurri di Lippi al rientro in Italia dopo la poco onorevole spedizione in Sudafrica. Mai prima d’ora l’Italia era stata eliminata da un mondiale senza mai aver vinto una gara, ma lo spettacolo e la fiacchezza degli azzurri è stato persino più sconfortante dei numeri. che fino a quel momento aveva fatto muro sul gruppo e sulle sue scelte, si è fatto carico di tutte le responsabilità del fiasco, cosa molto rara in paese dove dare la colpa agli altri rimane lo sport più praticato.

Gli sciacalli in sala stampa sono rimasti attoniti e delusi per non aver potuto azzannare la belva ferita. Per quel che mi riguarda le sensazioni sono state contrastanti, se da una parte prevaleva la delusione sportiva nel aver visto una squadra senza nerbo e quasi imbambolata subire per 80 minuti, dall’altra maturava anche del rispetto per una persona insultata “a prescindere” e appena sopportata grazie alla vittoria del 2006 dove aveva letteralmente cavato il sangue dalle rape. Una persona arrogante, superba, con un alta considerazione di sé, sempre burbero e spigoloso con la stampa sportiva italiana (ma questa è una stelletta all’onore), a conti fatti antipatico, ma tuttavia dignitoso e certamente non mediocre.

Ecco perché non mi piace far parte ingrossare la fila degli sciacalli che non aspettavano altro che una disfatta, per quanto le sue colpe di Lippi e del movimento calcistico italiano siano evidenti. Ecco perché il titolo della Gazzetta Dello Sport è eccessivo, perché non c’è nessuna vergogna nel perdere contro chi gioca meglio di te, la vergogna semmai è quando il tuo vicedirettore chiama il designatore per mettergli pressione, salvo poi costruirsi le proprie fortune col la campagna “moggiopoli” censurando comportamenti simili

In questo clima di mestizia non sempre se ne esce con serenità. E’ il caso di Simone Pepe, ribattezzato in un amen dai tifosi juventini, e della sua risposta stizzita alla vignetta di de il Giornale. La vignetta ferale vedeva undici in un campo di e Pepe non l’ha presa molto bene “Le bare sono davvero troppo, una cosa vergognosa. Se noi siamo morti, chi ha deciso di pubblicare una cosa del genere è un becchino. E se tanto mi dà tanto, mi verrebbe da dire che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone”.

Forattini ha respinto al mittente le accuse “Non ho augurato la morte. Erano morti sul campo. Si son messi a giocare gli ultimi cinque minuti” la precisazione è superflua, perché la vignetta sicuramente forte e sul filo del cattivo gusto, rispecchia meglio di qualsiasi articolo quello che gli italiani hanno visto sul campo, ovvero undici cadaveri che si trascinavano sul campo. Anziché chiedere scusa per la sua ciabattata al 94°, anziché assumersi le sue responsabilità come chi prima di lui aveva fatto, non trova niente di meglio che augurare la morte (lui si) al vignettista.

Che dire, quasi quasi rimpiango il Pepe calciatore.

Martin Sileno (redattore)

Martin Sileno

collaudatore di illusioni, menefreghista e blogger

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2 Risposte

  1. Lapo Pelosini scrive:

    c’è però da dire che Forattini non azzecca una vignetta da dieci anni, e con quest’ultima la tendenza non si è invertita.

  2. Kanjana scrive:

    sirvce:Non ho detto che “la solitudine sia UNA SOLA”… facciamo le debite distinzioni… le solitudini della gente del Sud del #59 centra poco con le SOLITUDINI ESISTENZIALI degli individui…. sono due piani differenti…

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