Cadono come birilli

Cadono come birilli , , Dell’Utri, , , , , … un bollettino di guerra nel PDL, tutti pesci grossi pescati a ragione o torto, lo diranno le sentenze, nella rete della giustizia. Diversi i gradi di coinvolgimento, diverse le vicende ma collegate da fili sottilissimi che somigliano più a ragnatele. E che dire dei quattro pensionati sfigati di Berlusconiana definizione? Della cosiddetta P3 che di striscio vede coinvolto anche il governatore della regione Sardegna eletto tra le fila del centrodestra Ugo Cappellacci?
Ogni giorno un ministro o un sottosegretario o un dirigente o un senatore.
Un’ecatombe quasi incredibile, un po’ come quando si verifica un disastro aereo e per tutta la settimana, ogni giorno, precipita un aereo o un cane sbrana un bambino o un marito uccide moglie e figli e poi si suicida e nei giorni successivi i giornali sono pieni zeppi di notizie simili.
In questo baratro della dirigenza del maggior partito italiano guidato dall’innominabile Silvio sono in gioco forze spaventose, concetti e parole pesanti: associazioni segrete, mafia, camorra, dossieraggio, intercettazioni, mazzette… insomma roba che scotta.
E da chi si devono difendere gli esponenti di quel partito che molti, non certo devoti ma non solo oppositori, considerano solo il parco giochi del Cavaliere pieno zeppo di giullari di corte e sensuali danzatrici magari brasiliane?
Dai magistrati? Beh, quello sempre, da sempre. Dai bolscevichi, comunisti mangiabambini che ancora imperversano sotto mentite spoglie nell’opposizione guidata a tentoni da Bersani?
Mah no! Si devono difendere dal fuoco amico.
Dagli attacchi serrati del presidente della Camera, il signor Tulliani, e dai sui scagnozzi guidati da quel Italo dal destino scritto e dal cognome orale. Uno stillicido di dichiarazioni che nemmeno la tortura cinese, dai distinguo ad orologeria, dalle precisazioni politiche ostinate e contrarie ai dictat berlusconiani.
In questo clima di autodistruzione e decisamente decadente sul quale la stampa ci mette il carico anche perché d’estate è manna dal cielo e non si può solo parlare degli scazzi tra Belen e il truzzo Fabrizio, lo sconforto è placato solo da un flebile sospiro che ogni tanto sfocia in rantolo per poi riprendersi e ricadere di nuovo, da quell’arrotare costituito dalla lingua ribelle di Tremonti e dalle retate sponsorizzate da Maroni, gli unici ancora a reggere la baracca con Frattini e la Gelmini dopo che anche il fu-frizzante Brunetta pare un po’ svanito.
In questo periodo pre balneare non certo positivo per la corte di Silvio si alzano nell’aere le solite voci che si addicono alle curve basse del bioritmo governativo: “è la fine dell’impero”, “siamo vicini alla svolta”, “sta finendo il berlusconismo”, “siamo già nel’era postberlusconiana” et similia. Ma sarà così? C’è chi giura di sì e chi, più smaliziato e avvezzo al teatrino della politica si gode il momento presente e riempie lo zaino per la lunga traversata che con molta probabilità vedrà ancora poco meno di tre anni di cammino.

symbel (redattore)

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