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Tutti morti

 
 
(collaboratore)

Tutti morti Nel giorno e nel mese in cui si ricordano tutti i fedeli defunti cioè coloro che dalla condizione umana sono passati alla polvere come sta scritto: “pulvis erant et in pulverem reverterunt” pochi si ricordano che i nostri corpi mortali, prima di accoccolarsi a mucchietto di cenere passano per lo stato di putrefazione, desco e desinare di vermi, ribollire di anellidi che si sfamano con la carne putrida della corruzione dei corpi.
Questo stato dominato dall’emanazione di pus e gas nefitici dove la summa idropisia sfocia nell’afrore più insopportabile ci ricorda in ogni momento quanto la nostra povera carne sia debole e incline al deteriore.
Tenendo fissa questa base di partenza viene più facile capire come a volte l’uomo si spinga, pur essendo in vita, allo stato di salma, essendo già putrescente nei suoi ragionamenti e nella codardia delle proprie esternazioni.
Prendiamo ad esempio il caso di Chi l’ha visto che come se non si stesse dicendo poi nulla di scandaloso accosta la purissima et profumata figura del nostro Santo Padre sua Santità reverendissima Benedetto Decimosesto al delitto di cavillando sul particolare di un bottone cardinalizio ritrovato nei pressi del cadavere e una visita dell’allora eminentissimo Cardinale Ratzinger a pochi giorni dalla scomparsa della giovine.
Pura follia laicista sublimata nello studio televisivo dove pochi giorni prima si era consumato un altro delitto alla dignità umana costituito dall’aver comunicato ad una povera mamma la scomparsa violenta della propria figlia ad opera dello zio degenere.
Un altro caso di degenerazione della carne è costituito dal disvelamento della concupiscenza più greve ad opera di chi dovrebbe rappresentare una nazione e invece sollazza le sue parti molli in situazioni orgiastiche idolatrando il sesso come il popolo ebreo si costruì un vitello d’oro. Trattasi in questo caso più che altro di una suina figura.
Il tempo del ricordo dei morti sia da monito al nostro vivere presente in funzione di ciò che saremo in un futuro la cui data precisa a noi non è dato prevedere ma che è direttamente proporzionale al fastidio che le nostre nari avvertono al principio della marcescenza delle carni.

Pio Nicola Vivaddio (collaboratore)

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