Berlusconi telefona a Lerner in diretta

Se telefonando A tarda sera, quando le palpebre hanno la meglio sulla pupilla e desiderano ardentemente tuffarsi sugli zigomi avvizziti, uno squillo di tromba squarcia il cielo uggioso di un lunedì sera in balia del nulla televisivo.
L’Infedele di , il ghost writer di Prodi, si trascina stancamente e noiosamente verso la fine, dopo due ore di solito discutere circa il caso Ruby e, discorso assai caro al ciancicante Lerner, sulla dignità della donna, paradossalmente demolendone una, la Minetti trattata da Lerner e compari manco fosse una peripatetica corruttrice da copertone in fiamme. Ad un certo punto irrompe Silvio.
Da cosa si riconosce Silvio rispetto a un imitatore? Semplicissimo, un comico non chiamerebbe mai a L’Infedele e probabilmente, in ogni caso, farebbe ridere meno. Sì perché inizialmente l’intervento del presidente del consiglio con Lerner che irrigidisce i tratti del volto dipingendo in faccia un ghigno umido e orripilato sembra quasi una gag degli anni d’oro del varietà.
Ed è rissa. “Mi hanno chiamato invitandomi a sintonizzarmi sull’Infedele. Sto vedendo una trasmissione disgustosa, con una conduzione spregevole, turpe, ripugnante”. Lerner, invece che chiudere la chiamata o rifiutarla dal principio come hanno fatto i suoi colleghi Santoro e Floris intelligentemente percepisce la manna telefonica che gli sta piovendo addosso e si “limita” a rispondere: “Ha già insultato abbastanza, perché non va dai giudici invece di insultare?”. A questo punto l’effluvio di parole di è ormai inarrestabile, un fiume in piena che travolge tutto e tutti, alternandosi con un “lei è cafone” di Lerner e passando per una difesa a spada tratta della Minetti condannata al rogo in contumacia dagli ospiti in studio. Ma soprattutto contiene una perla, una di quelle frasi che solo lui può dire nella tv del 2011: “questa trasmissione è un !”
Postribolo? E che vuol dire postribolo? Si saranno chiesti molti telespettatori e non solo le ragazzette del condominio dell’Olgettina. Eravamo fermi a “relazione stabile d’affetto” per rendere l’idea di “ragazza 50 anni più giovane di me con la quale da qualche tempo mi intrattengo”, in passato ricordiamo un “millantatore pubblico” lanciato nei confronti di Scalfari per dire che stava dicendo bugie.
Ripensando all’intervento del Presidente del Consiglio, l’ennesimo telefonico in poche settimane dopo i due a Floris, uno a Kalispera di Signorini e il solito a Mattino 5 con Belpietro, mi sono chiesto se ci sia dietro a questi comportamenti una strategia precisa e, in secondo luogo, se questi interventi funzionino.
Alla prima domanda mi viene da rispondere che “purtroppo” non c’è una strategia e quindi sono figli di reazioni istintive che spesso fanno pensare a chi lo disprezza che sta ormai perdendo la brocca, che sta andando fuori di testa e a chi ancora a fatica lo sostiene che forse sarebbe bene non dare troppa soddisfazione ai suoi detrattori televisivi.
La seconda domanda, ovvero se questi interventi funzionino o meno, passa necessariamente per un parere personale. Che impressione mi ha fatto questo intervento? A differenza dei precedenti a Ballarò esecrabili non solo per i contenuti ma anche per le modalità, Floris per quanto marcatamente schierato al fronte opposto al Cavaliere, si tiene sempre su piani dignitosi di comunicazione, questo a L’Infedele è quasi assimilabile allo di alcuni anni fa in Confindustria, contro la prima fila popolata di imprenditori con in testa Della Valle.
Silvio Berlusconi ha detto esattamente quello che pensavano tutti coloro che seguivano e seguono abitualmente la trasmissione di Gad Lerner e non la pensano come il Torquemada di La7. La puntata di ieri era più che un “postribolo” un tribunale dell’Inquisizione. Il conduttore e i suoi ospiti, unica voce discordante dalla linea era quella di , e anche in questo caso ho detto tutto, hanno letteralmente demolito e insultato la moralità di alcune persone coinvolte nelle vicende di Arcore dando assolutamente per scontato tutto quello che è uscito sui giornali comprese le dichiarazioni di tale Nadia Macrì che, a detta degli stessi giudici, ha sparato balle colossali.
L’indignazione ci stava tutta, la veemenza pure e la scelta dei vocaboli aulici per rendere concetti grevi, da comunicatore quale si vanta e gli dicono di essere, sarebbe stato più diretto dire “questa trasmissione è un ” rendono a mio parere l’intervento uno dei più memorabili della tv degli ultimi anni.
Detto questo, l’opportunità che il presidente del consiglio si scomodi a chiamare una noiosissima (vedi Aldo Grasso) trasmissione in tarda sera di La7 è tutto un altro paio di maniche.
Berlusconi non ascolta i consigli del serafico Letta, figuriamoci quelli di un redattore di Moschebianche, però mi sento di consigliargli di non telefonare più durante le trasmissioni di approfondimento giornalistico serale, anche le più truci e insultanti nei suoi confronti e di scacciare gli spioni che lo chiamano per segnalargli gli attacchi tv. Se proprio smania dalla voglia di chiamare che lo faccia durante una ricetta di Tagliatella Clerici o della grande scrittrice , lei sì con i suoi libri relega l’intellighenzia di sinistra in fondo alle classifiche librarie. Per il resto bocca cucita e lavorare!

symbel (redattore)

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2 Risposte

  1. Rudy Basilico Turturro scrive:

    Non voglio rievocare i tanti Onorevole Fantozzi che popolavano la Prima Repubblica, bolsi ed impacciati di fronte alla platea televisiva; a differenza dei nostri politici mascelloni e brizzolati che occhieggiano al pubblico a casa manco fossero protagonisti di E.R. Medici in prima linea.
    Però c’è un po’ di nostalgia per il fare istituzionale che un Primo Ministro si portava dietro, anche in occasione di qualche sua marchetta televisiva.
    Silvio invece partecipa come fosse un ospite “qualunque”, anche se qualunque non lo è. Solleva il telefono e sbraita come un ospite di Giletti all’Arena. E dato il tenore, non fa neppure più scandalo che un presentatore tv dia del cafone al Premier. E’ un modo di fare politica che dà a noia, ma un siparietto TV assolutamente spassoso.

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