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I bambini e la propaganda

 
 
Martin Sileno (redattore)

I bambini e la propagandaTra i video in heavy rotation nella blogosfera ce ne uno che titilla gli istinti bassi del popolino. Stavolta Berlusconi non c’entra, se non indirettamente. Il video è di tale , e vede dei festanti cantare una country filastrocca contro Berlusconi. Il Tirelli, un appassionato di musica, sta bene attento a non nominarlo mai, per quanto i riferimenti al Premier siano inequivocabili. Il ritornello “faccia di merda, faccia di merda, Fatti la cacca in una mano e poi datti una sberla” non è certo memorabile per lirismo e metrica, ma sopratutto vedere dei bimbi come strumenti di propaganda ci rende perplessi.

Ora facciamo un passo indietro di qualche decade. Siamo in Germania ed è il 20 aprile del 1936. Non è una data priva di importanza per i tedeschi, è infatti il compleanno dell’amato Fuher, il demiurgo venuto al mondo per risollevare lo stato germanico dalle ceneri della repubblica di Weimar.

È una bella giornata di sole e l’umore di zio Alfie, come lo chiamavano affettuosamente i figli di Goebbels, è ottimo. C’è un intero popolo che fa la fila per rendergli omaggio, ma lui per quanto generoso non può accoglierli tutti. Adolf Hitler ama i bambini e i bambini amano lui, in naturale stato empatico, e così la scelta è presto fatta.

Un gruppo di bambini in rappresentanza del patrimonio alimentare del Reich vengono accolti di buon grado dal Fuhrer. Sono tutti molto belli, dalla pelle chiara, dalla perfetta simmetria del viso, e sono vestiti da contadini. I maschietti hanno con sé solo quel sorriso impertinente che precede una marachella, le bimbe invece oltre all’impertinenza hanno anche un mazzolino di fiori da campo. La capofila è forse un anno più grande dei suoi amici, ed anche il mazzo di fiori da consegnare è più ricco e vistoso.
La lettera che legge al buon Fuhrer è toccante, ma è il coretto finale dei bimbi a sciogliere il cuore del baffetto di Braunau.
Purtroppo la musica è andata persa, fortunatamente il testo è stato recuperato dallo storico Michael Burleigh:

 

Caro buon Fuhrer

vi amiamo tanto,

desideriamo donarvi fiori con le nostre manine

poi anche voi ci amerete.

Caro buon Fuhrer

vi amiamo tanto,

occupate il posto migliore

nei nostri cuoricini

vi amiamo tanto

 

Il testo mi pare migliore, più delicato, per quanto intriso di un romanticismo forse un po’ stucchevole, ma di certo più adatto a dei bambini. Da qui una proposta per Tinelli: perché non recuperare dagli archivi questo pezzo classico, magari dandogli un arrangiamento brioso e presumibilmente meno solenne dell’originale, e proporlo come lato B?

Martin Sileno (redattore)

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1 Commenti

  1. MisterSil scrive:

    I bambini e i morti andrebbero rispettati e lasciati in pace, senza tirarli in ballo per altre cose.

 
 

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