Riviste per soli uomini

Riviste per soli uomini
Internet ha ucciso il porno, indiscutibilmente. Non vedremo mai qualcuno farsi incartare un app per sfogliare Le Ore in mezzo alla app per sfogliare il Corriere della Sera.
Il sitarello con i videoclip porno aperto a tutti, con l’ipocrita richiesta di dichiararsi maggiorenne, come un’autocertificazione farlocca qualsiasi, ha soppiantato i VHS e DVD pornografici.
Anche l’ultima frontiera dell’editoria “for men”, quella erotica soft, alla , ha segnato il passo. A sfogliare il mensile con le conigliette ormai, dopo una ventina di pagine, si prova una sorta di disorientamento tanto da non distinguerlo da Famiglia Cristiana che, ultimamente, in certi passaggi è pure più estremo.
E così l’uscita del nuovo edizione italiana, pubblicizzato a suon di tamburi nelle ultime settimane, segna il passaggio dal “for men” al “for gays”.
Sì perché il periodico riduce all’osso (anche nel senso dell’anoressia) la presenza di donne desnude per riempirsi di omaccioni muscolosi come minimo a torso nudo, tutti ben pettinati, depilati, oleati e arrossettati che ammiccano al lettore che nemmeno nelle pubblicità di mutande di Dolce & Gabbana.
E’ vero, non se ne poteva più nemmeno del mensile che in 8 su 11 uscite annuali ti spiega come scolpire le addominali con poca fatica sbattendo in prima pagina uno che al posto dell’addome ha la Cordigliera delle Ande, bombato a steroidi.
E’ vero che non se ne poteva più di tecniche di corteggiamento o consigli su “come farla impazzire a letto” o dei poster da camionista. ma l’invasione dell’effeminato chic anche sui giornali maschili no, non si può reggere.
Unica ancora di salvezza i mensili che indugiano nel lusso, quelli dove una pagina sì e una no c’è la pubblicità di un orologio che costa quanto un appartamento o lo yacht che come scialuppa ha un traghetto della Tirrenia.
Sì, in tempo di crisi gridano un po’ vendetta ma sognare non costa nulla e poi fino a quando non ci penserà Woodcock sfogliare il lusso e rifarsi gli occhi con qualche bella modella come mamma l’ha fatta, non è reato.

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symbel (redattore)

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