I black bloc di Steve Jobs

I black bloc di Steve Jobs27 ottobre 2011, .
e spintoni violenti, vetrine in frantumi, assalti al , folla inferocita, in tilt e città bloccata.
Indignados? Espropri proletari? Anarco-insurrezionalisti? Niente di tutto questo.
Ieri Roma è andata in stallo per l’apertura di un nuovo ipermercato di una nota catena di negozi di elettronica. Prezzi stracciati per l’inaugurazione e, manco a dirlo, pazzeschi sugli .
Oltre due milioni di euro di incasso il bottino della serata con una spesa media per acquirente di circa 250 euro a testa.

Se idealmente volessimo rappresentare con un mosaico di immagini la cronaca italiana di ieri avremmo queste tessere:

1) la firma di Berlusconi in calce alla lettera presentata ai leader europei a Bruxelles e l’ingombrante assenza di Tremonti;

2) la faccia iraconda di Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti leader rispettivamente delle sigle sindacali CGIL, CISL e UIL sul piede di guerra per l’annunciata intenzione di rendere i licenziamenti più facili, anche nel pubblico impiego;

3) le commozione di Valentino Rossi ai funerali di Marco Simoncelli in una chiesa gremita di giovani in parte spinti dall’affetto in parte dalla curiosità “mediatica”;

4) la devastazione causata dall’alluvione in Liguria e la disperazione dei residenti che hanno perso tutto;

5) il ragazzo estratto vivo dalle macerie dopo diversi giorni dal culmine del terremoto in Turchia, praticamente un miracolo visto che in genere dopo 48 ore si perdono le speranze di ritrovare persone ancora in vita;

6) il Papa ad Assisi con gli altri rappresentanti di tutte le confessioni religiose del Mondo e alcuni esponenti del mondo “agnostico” come in precedenza fece negli stessi luoghi Giovanni Paolo II;

7) La ressa in fila dalla mattina presto davanti ai cancelli di un centro commerciale per accaparrarsi prima degli altri un iPhone scontato o un televisore a led, con le vetrine in frantumi e l’esasperazione degli automobilisti bloccati.

Qual è l’intruso?
Demagogia vorrebbe che “in tempo di crisi…” e “mentre ci sono persone che hanno perso tutto…” e non capendo che “i veri valori sono altri…” blah blah è scandaloso che ci sia gente che perde il suo tempo (ma questi non lavorano? o hanno chiesto un giorno di permesso per fare la fila?) in un giorno infrasettimanale per accaparrarsi l’aggeggino elettronico.
Frutto della crisi o paradosso in tempo di crisi? Quanti indignados ci saranno stati in fila? Quanti che ricevono magari l’indennità di disoccupazione e non “arrivano a fine mese”? Tutte domande che forse non avranno mai una risposta definitiva ma ce n’è una di domanda che mi pongo da ieri sera, quando ho letto le prime cronache sull’accaduto, racconti che per alcuni aspetti hanno dell’incredibile anche in relazione al mantenimento dell’ordine pubblico in una delle città più importanti d’Europa e del Mondo: ma dopo tanti giorni che ci si chiede quanto ci abbia cambiato la vita in meglio , sarà anche il caso di chiedersi se gli va attribuita anche la paternità del movimento degli “acquistadores” elettronici compulsivi?

symbel (redattore)

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