Nuovo governo, stesso parlamento

Nuovo governo, stesso parlamento Viviamo un periodo surreale, non c’è bisogno di esercitarsi nell’arte dell’analisi sociologica, è sufficiente dare uno sguardo ai talk show politici per eccellenza, sarebbe bastato anche solo ieri sera.
Appollaiati nelle mitiche poltrone di cartone pressato che sanno tanto di recessione fin dai primordi del programma (profezia?) da una parte il ministro del lavoro Elsa Fornero, quella che in Conferenza Stampa ha pianto al solo pronunciare la parola “sacrificio” per lo stupore di tutti pensando al mancato allineamento delle pensioni al di sopra di 1000 euro in funzione dell’inflazione. Tutti a gridare al miracolo come se nessun boia avesse mai pianto sotto il suo nero cappuccio. C’era anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà, una vecchia conoscenza dai tempi della presidenza dell’autorità garante della concorrenza e segretario generale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che si è esibito in una discreta serie di gaffe.
A questo punto sorge il primo problema. Allo stato attuale PD e PDL sulla carta fanno maggioranza insieme, anzi come ci tengono a precisare entrambe le formazioni politiche, sostengono il , ma da parti opposte.
si sarà chiesto: come li divido i politici? O li metto insieme nella stessa fila di poltrone? Ed ecco la risposta. Anna , capodelegazione dei senatori del PD, è stata sistemata nella terza poltrona di fianco ai due ministri e di fronte invece sedevano Mariastella , con gli occhietti da talpa, ex ministro della pubblica istruzione, Roberto Maroni, sfoggiando una bella cravattona verde, ex ministro dell’Interno e una rappresentante delle forze sindacali della quale non ricordo il nome e non a caso.
Lasciamo stare la logistica degli ospiti e veniamo ai contenuti. Un disastro.
I nuovi ministri hanno dimostrato di essere poco avvezzi a districarsi nei trappoloni televisivi, ma questo nella maggioranza dei casi, visto il passato, è un pregio, e i politici hanno parlato e litigato come se da 20 giorni circa a questa parte non fosse successo assolutamente nulla.
Ho riso dentro pensando ai telespettatori e pensando anche alla tentazione che in questi giorni devo respingere per onestà intellettuale che mi sono autoimposto e che tento di assecondare.
Da che parte schierarsi?
E’ un dramma diffuso soprattutto per i giornali che per dovere (si fa per dire) devono giocare il proprio ruolo di sostegno a quella o quell’altra parte politica.
I provvedimenti di questo governo e anche, da un certo punto di vista, i suoi componenti, non possono essere definiti “de sinistra”, anzi la maggior parte degli aspetti della ricalcano esattamente quello che ci si sarebbe aspettato di vedere da un governo di centrodestra e che avrebbe dovuto fare Berlusconi per non deludere i suoi elettori.
Non siamo a livello di “rivoluzione liberale”, nemmeno un po’, però non aver toccato l’irpef e la mancata introduzione della patrimoniale hanno un significato ben preciso. Certo, rimane l’ICI, la bestia nera, la cui reintroduzione se la può permettere solo un governo tecnico che non deve affrontare campagne elettorali.
Da sinistra si plaude alla sobrietà (non è un’impresa vista la frivolezza dei predecessori) e la tassa sui beni di lusso, poco altro però.
Insomma alla fine dei conti è divertente vedere i berluscones contenti ma a metà perché in fondo non si può misconoscere una manovra di questo tipo a livello ideale e gli antiberluscones con la festa rovinata ma chiamati all’ordine dal famoso senso di responsabilità.
Alla fine rimane fedele a se stessa solo la Lega, l’unica che coerentemente è passata all’opposizione e comincia ad agitare nuovamente gli slogan secessionisti.
Il teatrino ha solo cambiato palco e mandato via il capocomico ma la farsa continua, anche perché il Parlamento è sempre quello lì, non essendoci state elezioni di mezzo.
L’unica consolazione è che il governo è fuori teatro e poco disposto a prendere posto in platea, fosse anche per fischiare, sapendo bene che ha il coltello dalla parte del manico e se qualcuno glielo strappasse potrebbe usarlo solo su se stesso.

symbel (redattore)

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