Clint Eastwood e gli “apicella” democratici

Clint Eastwood, ad avercene in Italia! ha osato l’inosabile, si è schierato. E non si è schierato mica per una parte politica qualsiasi, ha partecipato alla convention repubblicana che ha sancito la candidatura di alle elezioni presidenziali contro . Apriti cielo!L’intervento dell’attore e grande regista statunitense si confaceva appunto alla sua professione. Clint ha inscenato un discorso rivolgendosi ad Obama, che ovviamente non era presente, simboleggiato da una .
Se vogliamo nulla di trascendentale a livello visivo e nemmeno nuovo, ma molto ricco di significati per coloro ai quali non piace la politica di Obama considerandolo “assente” in molte questioni della politica, soprattutto interna, del Paese.
Un discorso durante il quale Eastwood ha toccato parecchi temi caldi, senza infierire più di tanto, ma con la giusta durezza e sarcasmo, ovviamente esagerando su alcuni dati e prospettando molti neri e bianchi a dispetto di una vasta gamma di gradazioni di grigio che rispecchiano la realtà.
Ci stava, era una convention di partito e non una lezione universitaria, la partigianeria era già nel contesto.
Tra l’altro Client Eastwood è stato l’unico che ha pronunciato il suo discorso totalmente a braccio.
Oggi su la Repubblica è stato riportato un articolo vergognoso di , pieno di insulti, nel quale in un passaggio l’attore e regista viene definito un “vecchio pazzo”. Sarebbe troppo facile e anche decisamente impietoso mettere a confronto la produzione cinematografica dei due personaggi in causa, basterebbe anche solo citare “Gran Torino” a cospetto delle poltiglie complottistiche di Moore.
Ma il punto non è questo. Il punto è che ancora una volta non si portano delle critiche legate ai contenuti o sulla punta di fioretto, come ha splendidamente fatto lo stesso Obama, molto spiritoso, che ha risposto sui social poco dopo l’intervento dell’attore postando la sua sedia occupata con la targhetta “presidente degli Stati Uniti d’America”, ma si critica accampando una presunta superiorità morale, culturale e sociale che delle volte lascia sgomenti.
Il dialogo con la sedia vuota, nemmeno a dirlo, ha suscitato poi le ilarità del popolo dei social network che ha “cucinato” l’avvenimento in tutti i modi possibili per ridicolizzarlo, ed è comprensibile, pur dando un’idea di come è orientato politicamente il mondo dello show business e come sia evoluta la propaganda democratica in rete.
Nessuno ha battuto ciglio quando una pletora di celebrità hollywoodiane e musicisti famosi hanno prestato la propria immagine e voce alla campagna elettorale di Obama, con scene che delle volte sono sfociate nel ridicolo, in alcuni casi paragonabili a veri e propri atti da giullari di corte.
Mi ha pianto il cuore vedere musicisti che stimo e seguo prestarsi a fare gli “Apicella” alla corte di Obama.
In quel caso i giornalisti, soprattutto italiani, quelli con la schiena dritta, non hanno mostrato particolare ilarità ma solo ammirazione.
Clint Eastwood, repubblicano forse, non certo razzista o forcaiolo, molto distante persino dai ruoli che lo hanno reso famoso nei film, un uomo certamente di cultura e un’artista vero del cinema, con i suoi 82 anni suonati e una lucidità mentale invidiabile, poco si curerà certamente di queste critiche, per altro prevedibili.
Se volessimo fare il giochetto dei paragoni con l’Italia, e premettendo che la politica di Obama nulla ha a che vedere con la schifezza che ci tocca sorbire nel nostro Paese, si potrebbe dire che alla destra italiana mancano proprio testimonial come Clint Eastwood, ma vabbè, ognuno ha quel che si merita.
Forse sarebbe stato più vantaggioso per Clint e per la sua immagine evitare di schierarsi, di esporsi troppo in un mondo, quello in cui lavora, tradizionalmente legato ai democratici, di sicuro quelli più vicini gliel’avranno caldamente sconsigliato ma mi immagino lui, con il suo sguardo di ghiaccio “tagliato” che sembra una cicatrice più grossa sotto la fronte, fiaccato dagli anni con l’espressione burbera di Walt Kowalski protagonista del suo Gran Torino, rispondere: “Avete mai fatto caso che ogni tanto si incontra qualcuno che non va fatto incazzare? Quello sono io”.

symbel (redattore)

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