Katy Perry, una dei Beatles

Katy Perry, una dei BeatlesPuò capitare, nella stessa sera, di vedere in tv un documentario stupendo sui , trasmesso all’interno della serie “” e di assistere alla visione del film-documentario “, ” uscito nelle sale cinematografiche italiane a fine settembre. E può capitare pure di non percepire l’accostamento tra i due prodotti come blasfemo.
Il documentario trasmesso dalla Rai, ad alto rischio di “già visto”, ha invece affrontato un aspetto specifico, e solo quello, della leggenda del quartetto di Liverpool: i concerti.
Ripercorrendo la storia attraverso la testimonianza degli addetti alle attrezzature, i manager di allora, i componenti del gruppo-spalla e i giornalisti al seguito è venuto fuori un quadro straordinario dell’esperienza del gruppo musicale più famoso al mondo, che sotto molti punti di vista è sorprendente.
Il video è recuperabile in streaming sul sito web della Rai e vale la pena di esser visto, ma veniamo a Katy Perry.
Il film documenta il tour mondiale della cantautrice americana svolto nel 2011, composto da 200 tappe (più di un concerto ogni 2 giorni).
Lo stile del film è quello del reality ed è questo l’aspetto più interessante. Si dice che sia stata l’artista stessa ad opporsi al taglio di alcune scene che la ritraggono struccata e decisamente sfatta durante le fasi di preparazione delle esibizioni e, per quello che si è visto a questo proposito, bisognerebbe dare il premio oscar a chi le cura il make up trasformandola letteralmente, dal punto di vista estetico, in un’altra persona. Ma soprattutto non sono state tagliate le scene drammatiche (si fa per dire) riguardanti il divorzio chiesto dal marito, Russell Brand, dopo appena 14 mesi di matrimonio e dovuto, in larga parte, proprio al calendario fittissimo che ha portato la cantante in giro per il mondo.
Analisi approfondita del dilemma carriera-famiglia? Manco per idea.
Il prodotto è molto commerciale, indirizzato soprattutto ai fan per lo più adolescenti (leggi “bimbominkia”), ma risulta ugualmente interessante anche ad uno sguardo più smaliziato e distaccato.
Il quadro che risulta dalla visione va forse al di là di quello che la stessa Katy Perry ha immaginato, mettendo in luce alcune contraddizioni e situazioni ridicole che strappano almeno un sorriso e consegnando al pubblico un’immagine della pop singer originale e interessante, che la rende del tutto unica nel panorama musicale pop.
Non troviamo gli accenti gotici ed esoterici di Lady Gaga, la trasgressione con forti accenti sessuali di Rihanna, nemmeno il soul ammiccante di Beyoncè né la sensualità sudamericana della ritrovata Jennifer Lopez, giusto per citare alcune delle protagoniste recenti delle classifiche americane. Katy Perry appare fondamentalmente una ragazza di 27 anni non cresciuta, apparentemente svampita, che sembra vivere continuamente all’interno di una fiaba fatta di dolciumi, colori sgargianti, parrucche fucsia e peluche colorati. In questo senso si trovano assonanze anche con la storia personale di Michael Jackson del quale la Perry ha frantumato il record del maggior numero di singoli tratti dallo stesso album giunti primi in classifica in USA.
Ma si scopre anche una Katy Perry cantautrice, che compone alla chitarra e la suona parecchio bene. Che cura l’aspetto fisico senza eccedere e può vantare una salute di ferro invidiabile. Insomma chi guarda questo film documentario, pur non essendo fan (ammesso che un non-fan trovi il tempo e la voglia di farlo) non può non accorgersi che la ragazza ha talento e un talento del tutto originale. E’ ridicolo ribadirlo, trattandosi di una cantautrice, ma non scontato: Katy Perry ha talento musicale mentre sul ballo, lasciamo stare.
Chi si approccia al film in cerca della Katy Perry sexy e ammiccante di “I Kissed a girl” stia alla larga dalla pellicola, il film suscita più tenerezza che carica sessuale ma, secondo me, vale la pena di esser visto anche per sfatare un mito sul fatto che sia un prodotto preconfezionato per le registrazioni in studio e stonata dal vivo.
Il budget stimato per la realizzazione della pellicola è stato di 12 milioni di dollari. Solo negli USA ne ha incassato il doppio, nel resto del Mondo per ora poco meno del triplo per un totale che supera i 55 milioni di dollari e si piazza al quarto posto nella classifica di vendite tra i film dedicati ad artisti o gruppi musicali. Un’altra medaglia da aggiungere a quelle collezionate nel 2011 e che hanno portato Katy Perry ad essere la cantante pop che ha venduto più dischi nella storia della musica e che ha sorpassato nei guinnes dei primati nomi del calibro di Michael Jackson e appunto i Beatles.
I Beatles. Che c’entrano i Beatles con Katy Perry? Non scherziamo, nulla probabilmente, due ere geologiche diverse, due generi diversi, i primi leggenda, la seconda fenomeno esplosivo con molto costume e ragazzine in visibilio (ma nel film si vede di tutto e solo per questo vale la pena) Un accostamento improponibile, lo ripeto, eppure guardate il documentario che vi ho segnalato e poi il film A Part Of Me di Katy Perry, a poche ore di distanza l’uno dall’altro e vi sorprenderete per alcuni aspetti. Ecco potete cominciare a lanciarmi i pomodori…
Appena terminata la visione del film sono andato in rete a cercare qualche recensione e in italiano ho trovato poco e niente eppure, visti i numeri, qualcuno deve pur essere andato al cinema a guardarlo. Snobismo cultural-musicale?

symbel (redattore)

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