Il governo di San Valentino

La giornata odierna sui telegiornali non si apre col solito pezzo melenso su San Valentino con la solita immagine dei fidanzatini di Peynet, ma con la notizia delle del premier :  ebbene si ce l’ha fatta a farlo dimettere.

Nonostante le rassicurazioni, le vane promesse che fece il sindaco di Firenze dicendosi poco interessato allo scranno, ma interessato alle riforme sono state disattese.

E sono state disattese  in una maniera poco carina, dato che Renzi si troverà nella posizione di diventare il terzo premier consecutivo a non essere votato col consenso degli elettori, ma imposto dall’alto: prima Monti imposto dall’Europa, poi Letta imposto dalla necessita di un nome  di compromesso, vista l’assenza di una maggioranza, e ora Renzi imposto dalla direzione del PD.

Sinceramente questo a me pare più un’autogol  che una furbata pensata per tamponare lo spostamento delle  dichiarazioni di voto verso il centro destra, che secondo gli ultimi sondaggi parrebbe essere avvantaggiato in caso di elezioni.

Autogol in puro stile PD , che con il solito fare tafazziano riesce a darsi sempre la zappa sui piedi, nonostante sembrava che con Renzi la musica fosse cambiata : l’abbandono della lotta al nemico B. , con il famoso incontro nella sede del PD per la legge elettorale, pareva andare in quella direzione, ma evidentemente era solo fumo negli occhi.

Tralaltro questa deriva di stampo autoritario, me la sarei aspettata nel movimento 5 stelle, forse dal pdl  o dalla lega ma non da un partito che si chiama democratico.

Ma in effetti pensandoci bene un recente precedente lo abbiamo avuto, ed è legato a un’avvenimento di questi giorni:  le elezioni regionali della Sardegna, forse il primo test elettorale sulla strada del lettanipote, dove il candidato (Francesca Barracciu) uscito vincente dalle primarie è stato  fatto fuori internamente e sostituito quasi all’ultimo secondo con un’altro non espressione dell’elettorato,  come non sarà espressione dell’elettorato il prossimo Renzi.

Andranno anche capiti gli scenari futuri: un rimescolamento delle carte potrebbe far venire meno l’appoggio del nuovo centro destra, che se le cose vanno bene al PD potrebbe avvantaggiarsi dalla posizione di ago della bilancia, oppure direttamente decidere di non appoggiare il governo, che ricordiamo non ha i numeri per reggersi col solo appoggio del PD.

Ad ogni modo Renzi diceva che le urne sarebbero state più convenienti a lui  che all’Italia,  ma con questa mossa rischia proprio che alle urne ci si debba andare presto, con tanti saluti alla convenienza per il paese.

 

Brian Boitano (redattore)

Ti potrebbe interessare anche...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

More in Immagini

(1 of 981 articles)