Non c’è nulla da festeggiare

L’ 8 Marzo, giornata della , è sempre un’argomento foriero di discussioni.

Da un lato c’è chi con la scusa che sia una festa della donna la voglia fare diventare una “sagra della zoccola”, poichè solo in quel giorno le è concesso trasgredire, trasformando il proprio ruolo da preda a cacciatrice, andando in cricca con le amiche a spettacoli di streap tease e importunando gli uomini che magari sono al pub per i fatti loro a vedersi l’anticipo di campionato. Peccato che le cose da tempo siano cambiate e si trovano sempre più donne cacciatrici e uomini metrosexual…

Altra scuola di pensiero è quella che dice, che non ci sia nulla da festeggiare poichè si tratta della ricorrenza di un evento triste, un rogo in una fabbrica di new york dove morirono le operaie chiuse a chiave per evitare i furti.

Beh forse tra le due hanno più ragione le prime poichè il famoso triste incendio  del 8/3/1908 è un falso storico (che trasse ispirazione dall’incendio della fabbrica Triangle del 25/3/1911, dove le donne non furono le uniche vittime), come è un falsa la versione che vuole che ci sia stata, nella stessa data del  1848, una carica alle donne in sciopero per i propri diritti : in realtà la festa della donna  fù imposta arbitaramente dal partito comunista sovietico per motivi propagandistici,  festa che venne col tempo venne esportata oltre la cortina di ferro e per la quale fu inventata una falsa ricorrenza storica.

Quindi anche la festa è falsa, non solo la ricorrenza, ma in realtà non ha senso di esistere a prescindere: perchè se esiste un’uguaglianza di genere è assurdo festeggiare questo o quello, altrimenti è come se si usasse la scusa della discriminazione solo quanto ci fa comodo.

Per lo stesso motivo dal mio punto di vista è assurdo parlare di quote rosa : non ha senso obbligare con la legge chi scegliere in funzione del sesso e non del curriculum: alla fine si fa un danno doppio, sia a chi perde il posto meritato, cosa che si ripercuote sulla minore qualità del lavoro svolto, ma sopratutto all’orgoglio di chi è stato messo li per meriti non propri e che sarà conscia di non poter espletare nel miglior modo le sue funzioni.

Discorso simile per il femminicidio : si vuole per forza applicare delle etichette, a qualche evento che andrebbe preso per quello che è, cioè un’atto criminale, e il fatto che sia stato perpetrato ai danni di una donna, sebbene spiacevole non è un’aggravante. Quello che è grave è che non esista prevenzione e protezione nei casi di violenza domestica, vera anticamera del problema. In quei casi l’omicida non è un’uomo, perchè non può ritenersi tale chi non ha rispetto per il prossimo, tanto più  se gli sta accanto nella vita.

Ad ogni modo è bene che i  generi non diventino etichette, solo in questa maniera ci potrà essere più uguaglianza, altrimenti saranno solo forzature, pompate dai media, che rischiano di sortire l’effetto contrario, magari in un’ottica di emulazione.

 

Brian Boitano (redattore)

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